Negli ultimi anni la ricerca sul tumore ovarico ha compiuto passi importanti, ed il 2025 pare essere un anno di conferme e nuove prospettive.
Non parliamo ancora di una svolta definitiva, ma di un percorso che, passo dopo passo, sta ridefinendo le possibilità terapeutiche per le donne che affrontano questa malattia complessa e silenziosa.
Terapie mirate e combinazioni: la fase di personalizzazione
I PARP-inibitori restano un cardine della terapia per le pazienti con mutazione BRCA o difetto di ricombinazione omologa (HRD). Olaparib, niraparib e rucaparib hanno già dimostrato di prolungare la sopravvivenza libera da progressione (PFS), ma la ricerca ora si concentra su come superare la resistenza e ampliare il beneficio anche alle pazienti senza queste mutazioni, per le quali i dati disponibili sono ancora preliminari.
Le nuove combinazioni terapeutiche in studi clinici di fase 2 e 3 mirano proprio a questo:
PARP-inibitori associati a immunoterapie (anti PD-1/PD-L1), oppure a inibitori di altre vie di segnalazione (ATR, CHK1, PI3K/AKT), con l’obiettivo di rendere il tumore più sensibile alle terapie e prevenire le recidive.
È un filone promettente e ancora in evoluzione, ma che apre prospettive verso una medicina sempre più personalizzata.
Mirvetuximab soravtansine: un nuovo passo avanti
Un’altra importante novità terapeutica è rappresentata dagli antibody-drug conjugates (ADC), una classe di farmaci “intelligenti” che uniscono un anticorpo diretto contro una specifica proteina tumorale a un agente citotossico, consentendo di colpire selettivamente le cellule malate riducendo gli effetti sistemici.
Tra questi, ELAHERE (mirvetuximab soravtansine) è il primo ADC che mira al recettore dei folati alfa (FRα) approvato nell’Unione Europea per il tumore ovarico, sulla base dei risultati degli studi SORAYA e MIRASOL, nei quali ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla chemioterapia standard. Circa un terzo delle pazienti con carcinoma ovarico sieroso di alto grado presenta un’elevata espressione di FRα (≥75%) sul tessuto tumorale, determinabile tramite il test Ventana FOLR1-2.1. ELAHERE agisce trasportando, grazie all’anticorpo, un farmaco citotossico all’interno delle cellule tumorali: una volta legato al recettore dei folati, il complesso viene internalizzato e il linker scindibile rilascia un potente inibitore della tubulina, che blocca la divisione cellulare e innesca il processo di apoptosi, determinando la morte mirata delle cellule tumorali.
Relacorilant: riaccendere la sensibilità alla chemioterapia
Nel 2025 un altro nome ha iniziato a circolare nei congressi internazionali: relacorilant. Si tratta di un antagonista selettivo del recettore dei glucocorticoidi (GR), testato in combinazione con nab-paclitaxel nello studio clinico di fase II ROSELLA su pazienti con cancro ovarico resistente al platino, una condizione clinicamente complessa e con limitate opzioni terapeutiche.
Il farmaco agisce bloccando i recettori dei glucocorticoidi, i principali bersagli del cortisolo, noto come “ormone dello stress”. Quando il cortisolo si lega a questi recettori, può attivare geni anti-apoptotici, cioè geni che impediscono alle cellule di attivare il naturale processo di morte programmata (apoptosi), contribuendo alla resistenza alla chemioterapia. L’aggiunta di relacorilant alla chemioterapia settimanale con paclitaxel (taxolo) ha mostrato risultati promettenti: sia la sopravvivenza libera da progressione (PFS) sia la sopravvivenza globale (OS) sono aumentate rispetto al trattamento standard.
Questo approccio apre una prospettiva nuova nel trattamento delle forme resistenti di tumore ovarico.
Studi in corso e direzioni future
Tra gli studi di fase 2 e 3 più attesi:
– Combinazioni di PARP-inibitori con immunoterapia o antiangiogenici, per ampliare la platea di chi può trarne beneficio, (tuttavia, finora le combinazioni tra inibitori dei checkpoint immunitari e antiangiogenici nel carcinoma ovarico sieroso di alto grado non hanno fornito risultati clinici significativi, e i dati disponibili restano preliminari ed esplorativi).
– Espansione degli studi su mirvetuximab soravtansine anche in setting più precoci.
– Relacorilant + nab-paclitaxel per consolidare i risultati promettenti.
– Nuovi anticorpi farmaco-coniugati (ADC) in sviluppo per target diversi, a conferma che questa tecnologia è destinata a restare.
– Terapie mirate per sottotipi molecolari specifici, come i tumori low-grade serous con mutazioni di KRAS o altre alterazioni rare.
Non tutte queste strategie arriveranno subito in clinica, ma rappresentano la pipeline più ricca e diversificata che il tumore ovarico abbia mai avuto.
Screening: passi avanti, ma nessuna rivoluzione (ancora)
Sul fronte della diagnosi precoce, i grandi trial di popolazione – come l’UKCTOCS – hanno confermato che gli attuali test (ecografia transvaginale e CA-125) non riducono in modo significativo la mortalità. Per questo oggi non esiste uno screening raccomandato per la popolazione generale. La ricerca però non si ferma: le biopsie liquide e i test su DNA tumorale circolante (ctDNA) stanno mostrando risultati interessanti per individuare segnali precoci di malattia. Alcuni studi stanno sperimentando algoritmi multimodali che combinano marker biologici, dati clinici e analisi longitudinali dei livelli di CA-125. Sono strumenti ancora in fase di validazione, ma potrebbero, in futuro, cambiare l’approccio alla sorveglianza soprattutto nelle donne ad alto rischio genetico.

La ricerca non è un lusso, è una necessità
Guardando il 2025, in attesa delle ultime novità, possiamo confermare che ogni nuovo studio, ogni sperimentazione, ogni trial clinico contribuisce a costruire un futuro in cui il tumore ovarico possa essere diagnosticato prima e curato meglio. Abbiamo nuove armi, nuove proposte e prospettive, ma non abbiamo ancora cure definitive. Continuare a sostenere la ricerca – con fiducia, risorse e partecipazione – è l’unico modo per trasformare la speranza in risultati concreti.
Fonti principali:
Studi MIRASOL, ROSELLA, UKCTOCS (2025)
Aggiornamenti da ESMO e ASCO 2025
Lancet Oncology, Nature Reviews Cancer, EMA
Si ringrazia Eliana Merlino per la supervisione scientifica dei contenuti di questo articolo.